La carbossiterapia è una tecnica che utilizza l’anidride carbonica medicale allo stato gassoso per riabilitare la microcircolazione. Scopriamo di cosa si tratta, come si esegue e quali patologie permette di curare insieme alla Dott.ssa Monica Morelli, specialista in Angiologia e Flebologia.

Cos’è

Tra le tante tecniche sperimentate nella cura delle patologie legate alla microcircolazione la flebologia si avvale anche un’interessante procedura chiamata carbossiterapia, la quale prevede l’uso di CO2 (anidride carbonica) per alleviare lo stato di sofferenza ad esse associato: cellulite, insufficienza venosa cronica, linfedemi, ulcere venose, ulcere arteriose, morbo di Buerger (tromboangioite obliterante), acrocianosi, invecchiamento cutaneo, psoriasi, reumoartropatie.

L’anidride carbonica può considerarsi un “farmaco” naturale visto che si tratta di un metabolita cellulare e, quando viene somministrata mediante la carbossiterapia viene poi normalmente espulsa esattamente come l’anidride carbonica prodotta dal metabolismo cellulare. Inoltre non è embolizzante e questo rende la terapia assolutamente sicura e atossica.

 

 

Come agisce

La carbossiterapia esercita la propria azione:

  • Sulla cute: risulta tonica, compatta e luminosa poiché in seguito all’aumento del flusso sanguigno e dell’ossigenazione dei tessuti, i fibroblasti vengono stimolati a produrre acido ialuronico, collagene ed elastina.
  • Sul grasso: attraverso un effetto lipolitico diretto (il trattamento interviene proprio sulla “rottura” delle cellule adipose) e lipolitico indiretto legato all’aumentata disponibilità di ossigeno da parte dei tessuti, tale da determinare una vera e propria riattivazione del metabolismo cellulare.
  • Sulla circolazione: per mezzo di una vasodilatazione diretta, di un aumento della velocità del flusso sanguigno e dell’apertura dei capillari schiacciati dai liquidi di ritenzione e da cellule grasse dilatate.
  • Sul microcircolo: vengono ricanalizzati i capillari compressi dalle cellule di grasso e dalla ritenzione dei liquidi, tanto da rendere meno evidenti quelle inestetiche linee rosse sulla pelle e interrompere, così, la formazione dei capillari dilatati
  • Su ulcere vascolari e varici: La riattivazione circolatoria creata dalla carbossiterapia infatti, aiuta sia la cicatrizzazione delle ulcere sia un miglior deflusso del sangue nelle vene. Nel caso non sia ancora necessario un intervento chirurgico o subito dopo un intervento di occlusione laser della safena, la carbossiterapia rappresenta un valido aiuto.

La tecnica

La tecnica prevede la somministrazione dell’anidride carbonica nelle aree interessate mediante un ago sottilissimo. Una volta che la CO2 inizia a diffondersi nel sottocutaneo l’ago viene fissato sulla pelle con un cerotto e si lascia che la diffusione stessa si completi fino alle quantità programmate. Ne consegue una vasodilatazione diretta che comporta l’aumento della velocità del flusso sanguigno, un’apertura dei capillari e lo smaltimento delle tossine. La terapia viene di solito eseguita a cadenza mono o bisettimanale. Un ciclo terapeutico può essere costituito da 5 o 10 sedute, secondo la gravità del caso clinico e la durata di ogni seduta e di 15/30 minuti circa. Al fine di un miglior risultato clinico funzionale, lo specialista potrebbe consigliare l’integrazione con la terapia fisica mirata e, ove necessario, l’elastocompressione e l’assunzione di specifici integratori flebotonici.

Quando sconsigliarla

Una visita preliminare è sempre indicata onde escludere controindicazioni che impedirebbero al paziente di sottoporsi alla carbossiterapia. La tecnica è, infatti, sconsigliata in casi di :

  • insufficienza cronica respiratori, renale, cardiaca, epatica
  • terapia con acetazolamide, diclofenamide e altri inibitori dell’anidrasi carbonica
  • terapie con metformina o altre biguanidi
  • diabete mellito
  • anemia grave
  • gangrena gassosa
  • gravidanza
  • tachiaritmie
  • pregresso ictus
  • pregresso IMA
  • Tromboflebiti o TVP

Oltre una visita preliminare si consiglia di eseguire un esame ecocolordoppler venoso degli arti inferiori al fine di valutare la funzionalità delle vene e la qualità del flusso sanguigno.

Effetti collaterali

A seguito della terapia il paziente potrebbe riportare piccole echimosi, dolori fugaci, sensazione di arti pesanti della durata di qualche ora, debolezza, lievi enfisemi sottocutanei che possono perdurare per qualche ora o, raramente, per qualche giorno. È altrettanto rara la possibilità di sviluppare infezioni.